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Lettera Unitaria alla Regione Toscana per le aziende del settore energie rinnovabili in crisi.


il documento in pdf è qui

Spett.le Regione Toscana

Segreteria dell'assessore Gianfranco Simoncini

Il Quinto Conto Energia, il Decreto Cresci Italia e, già prima, i provvedimenti varati dal Ministro Romani, nonché le varie disposizioni unite ai provvedimenti regionali e comunali, stanno letteralmente uccidendo le aziende che lavorano nel comparto delle rinnovabili.

Si tratta di leggi e provvedimenti varati in ossequio agli interessi dell'ENI e dell'ENEL.

Il settore delle energie rinnovabili fino ad un anno e mezzo fa era in netta controtendenza rispetto alla crisi: cresce e assorbe manodopera e vedeva aziende riconvertirsi.

La crescita era determinata dalla grande domanda di produzione di energia con fonti rinnovabili, in particolare quella solare. Senza dubbio tutto questo è stato il frutto delle precedenti politiche, volte ad incentivare la realizzazione di impianti fotovoltaici, eolici, etc. Incentivazioni che comunque, sarebbero diminuite nel tempo fino a scomparire perché il sistema avrebbe raggiunto un grado di competitività tale da reggere da solo il mercato (si pensi che 4 anni fa un pannello solare costava 3 euro a kilowat, oggi 0,70 euro).

Nella maggior parte dei casi sia in Italia sia nel mondo il termine energie rinnovabili è sempre accompagnato da un altro: incentivo.

Tutto il sistema degli incentivi è stato messo in campo perché con le rinnovabili si arrivasse a centrare gli impegni internazionali in materia di produzione di energia elettrica (il 20% entro il 2020, l'80% entro il 2050) e a creare una mentalità cd. "verde", per rendere la produzione con le energie rinnovabili un processo irreversibile, volto ad affrancarci dalla dipendenza dai combustibili fossili e a migliorare la qualità dell'aria, dell'ambiente e, quindi, della vita. In poche parole: ad avviare un processo positivo per creare posti di lavoro nelle aziende di costruzione, realizzazione e posa degli impianti, nonché a far procedere la ricerca di settore volta a rendere sempre più competitivo produrre e conservare l'energia da fonti rinnovabili.

Oggi questa capacità di crescita e di innovazione del settore è stata fermata con effetti immediati e deleteri sull'occupazione e, conseguentemente, su tutto il progetto di produzione di energia con fonti rinnovabili.

Negli ultimi anni si è sempre fatto intendere che utilizzare fonti alternative di energia è un investimento economico: domande tipiche sono state in quanti anni rientrano i costi, per quanti anni ottengo un tornaconto economico dall'aver installato un impianto fotovoltaico o una turbina eolica, quanti centesimi di euro guadagno per ogni watt prodotto?

Nel Dicembre del 1997 fu siglato il protocollo di Kyoto entrato però in vigore solo nel febbraio del 2005: esso impegna i Paesi che lo hanno sottoscritto a ridurre le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra. In sostanza bisogna smettere di usare le fonti di energia da combustione e sviluppare sistemi che sviluppano energia dal vento, dal sole, dal mare

Il suo non rispetto prevede elevate sanzioni amministrative: ed ecco allora che nascono politiche incentivanti nei vari paesi atte a sostenere gli obiettivi finali.

Quindi esplode la corsa ad investire nel settore delle rinnovabili: i governi pagavano (e pagano) per far rispettare un impegno che non poteva essere disatteso.

Nascono una moltitudine di aziende che operano nel settore ma ben presto solo poche riescono a sopravvivere ai mutamenti repentini del mercato. La competizione è agguerrita tanto che in Cina i governi finanziano le aziende che operano nel settore delle rinnovabili: l’Europa se né avvenuta solo nel 2013 mettendo dei dazi alle importazioni dalla Cina. Intanto centinaia di aziende del settore sono fallite.

In Italia la situazione è stata aggravata dall’aberrante introduzione di ben cinque conti energia in meno di cinque anni: sinonimo di instabilità ed incertezza, condizione in cui non si trovano i finanziamenti per la realizzazione di sistemi di energia da fonte rinnovabile.

Non sarebbe stato meglio radicare tra le persone il concetto che utilizzare fonti di energia rinnovabile è si un investimento ma è un investimento per il futuro della Terra e per la salute dei nostri figli? Se si guarda il tutto da questa prospettiva cambia radicalmente il concetto di utilizzo di energie rinnovabili.

Questo cambio di marcia deve partire dall’educazione dei nostri figli, a scuola, in famiglia, nella società: si da per scontato che costruire un edificio richiede che ci sia acqua per dissetare i suoi abitanti; dovrebbe essere altrettanto naturale che l’energia elettrica sia approvvigionata da fonti alternative: Comuni, Regioni non dovrebbero far fatica ad inserire queste prescrizioni nei propri regolamenti e finalmente nascerebbe una sana filiera di prodotto nelle rinnovabili.

Se abbiamo a cura il futuro del nostro Pianeta perché legare ancora il temine convenienza alle rinnovabili?

Apri un centro commerciale? Bene una percentuale della tua energia deve essere da fonti rinnovabili; hai un capannone industriale, sul tuo tetto installi il fotovoltaico altrimenti i figli dei tuoi dipendenti non avranno un futuro sano.

Certo che moltiplicando a catena queste opportunità, ben presto tutta l’energia del sole e del vento sarebbe utilizzata, energia che è li disponibile e che ad oggi è poco utilizzata.

Oggi si stanno diffondendo i sistemi cosiddetti off-grid. L’energia che utilizziamo ma che non immettiamo in rete. Un modulo fotovoltaico, un regolatore di carica e delle batterie portano energia laddove energia è necessaria e la erogano anche quando non c’e’ sole utilizzando l’energia accumulata nelle batterie. Le amministrazioni locali potrebbero favorire questi sistemi per esempio per illuminare parchi pubblici, giardini condominiali, piazze cittadine? Si risparmierebbero inoltre le opere infrastrutturali quali scavi e passaggi di cavi elettrici. Quindi non incentivi, non burocrazie per ottenerli, ma semplicemente la libertà di usare l’energia del sole e ridurre l’anidrite carbonica.

Esistono in Toscana aziende ad elevata tecnologia in questo settore che potrebbero realizzare sistemi innovativi a bassissimo impatto ambientale, soluzioni sartoriali per applicazioni particolari, dall’ambito dei beni culturali alla moda passando per i servizi. La filiera potrebbe arricchirsi e potrebbe dare lavoro a centinaia di persone. E questa volta gli investimenti nel settore sarebbero sostenuti da un bisogno primario a cui tutti contribuiremmo.

Certo è che il fabbisogno globale di energia, se pur in aumento ogni anno, verrebbe sempre di più appagato dalle fonti ad energia rinnovabile e questo significherebbe autosufficienza, addio all’acquisto di energia all’estero ma soprattutto il vero addio al nucleare: mica non ci diranno tutto?

Per questo crediamo necessario, sin dalla prossima riunione, focalizzare alcuni punti per rilanciare il settore

1 Normative omogenee sul territorio regionale

2 Certezza della normativa. Non si può cambiare repentinamente come negli ultimi mesi, le aziende del settore devono avere certezze per poter sviluppare progetti e piani industriali.

3 Incentrare le politiche di sostegno Regionali su progetti validi e locali

4 Incentivare la ricerca sullo stoccaggio dell'energia prodotta da rinnovabili

5 Presenza attiva della Regione Toscana ai tavoli Nazionali su le rinnovabili

#rinnovabili

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